Negoziare sul nucleare (a Damasco)
Le aspettative sull’ultimo round di colloqui sul nucleare iraniano erano basse. Forse perché la sede scelta era Mosca, forse perché la storia di questi incontri non è rassicurante, forse perché i giornali iraniani, che sanno come ci si prepara ai vertici importanti, titolavano: da Mosca Teheran si aspetta il riconoscimento del suo diritto all’arricchimento dell’uranio o almeno un alleggerimento delle sanzioni.
18 AGO 20

Le aspettative sull’ultimo round di colloqui sul nucleare iraniano erano basse. Forse perché la sede scelta era Mosca, forse perché la storia di questi incontri non è rassicurante, forse perché i giornali iraniani, che sanno come ci si prepara ai vertici importanti, titolavano: da Mosca Teheran si aspetta il riconoscimento del suo diritto all’arricchimento dell’uranio o almeno un alleggerimento delle sanzioni. I colloqui dovevano fallire e sono falliti: la diplomazia diretta su questo fronte non riesce a trovare una sua espressione efficace. Per ora le sanzioni restano, che sono dure e lo diventeranno ancora di più, dal primo luglio, quando toccheranno qualunque soggetto faccia affari con l’Iran (è il motivo per cui anche i contratti in essere per lo sfruttamento delle risorse sono stati sospesi). Teheran si prepara a questo momento creandosi alternative e minacciando una crisi energetica per tutto il mondo occidentale, ma l’emorragia di capitali e una situazione inflattiva incontrollabile rendono sempre più fragile il paese.
La questione nucleare iraniana – con le sue conseguenze sulla sicurezza di Israele e sulla possibilità di uno strike unilaterale di Gerusalemme – era già di fatto destinata a non subire grandi cambiamenti. Ma quel che importava, in questo incontro, era anche la Siria. Perché è in Siria, nella guerra civile in corso ormai da mesi, che tutte le tensioni della regione, le ambizioni di leadership e gli equilibri geopolitici stanno avendo il loro tragico sfogo. Secondo l’agenzia iraniana Fars, nelle prossime settimane è prevista una enorme esercitazione di mezzi e uomini cinesi e russi davanti alle coste della Siria, con un appoggio – ormai conclamato – degli uomini di Teheran sulla terraferma. La notizia non è stata confermata (già il fatto che la Fars l’abbia annunciato è significativo), ma è chiaro che la triangolazione di Mosca sull’asse Iran-Siria, con la complicità della Cina, è sempre più intensa e progettuale, con conseguenze a lungo termine che non hanno a che fare soltanto con la sopravvivenza di Assad a Damasco. Ed è di fronte a questo attivismo di Mosca che la debolezza diplomatica occidentale fa la sua brutta, pericolosa figura.